Funzione dell’arte è creare bellezza o creare piacere? Piacere certamente no. Molte opere turbano, inquietano, addolorano. Le Storie della Passione in primo luogo.
Si attribuisce però a Tommaso D’Aquino, colui che, a mio giudizio, ha risolto il mistero della bellezza, una frase che dice il contrario: bello è ciò che piace (pulchra sunt quae visa placent). Ma la citazione, ripetuta all’infinito, è fasulla. Se si apre la Summa Theologica , si legge Dicuntur, pulchra sunt quae visa placent". Dicuntur”, “Si dice che”. Ma non lo dice e non lo pensa Tommaso. E allora, oltre alle storie della Passione, vengono in mente i massacri, i quarti di bue, le lezioni di anatomia, l’arte cubista e Les Demoiselles d’Avignon, gli scarponi da contadino infangati e deformi e i mangiatori di patate di Van Gogh. Capolavori tutt’altro che piacevoli alla vista.
Cosa s’intende allora per bellezza in arte? La risposta di Tommaso è: claritas. Cos’è ce lo dice James Joyce in Dedalus. Ritratto dell’artista da giovane, la sua autobiografia giovanile in veste di Stephen Dedalus.
Claritas è la verità nel suo splendore o lo splendore della verità. La verità pura, assoluta che traspare anche nelle cose più triviali, oltre che nel sorriso de La Gioconda.
